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Politiche governative e leggi 2026-10-18 5 min di lettura

14 stati USA fanno causa a TikTok per dipendenza giovanile: documenti interni svelano che «bastano 260 video per creare assuefazione»

Una coalizione bipartisan di 14 procuratori generali statunitensi, guidata da New York e California, ha citato in giudizio TikTok per aver progettato funzionalità volte a creare dipendenza nei minori. Documenti riservati trapelati in Kentucky rivelano che la visione di 260 video (circa 35 minuti) innesca l'assuefazione e che il limite di 60 minuti ha ridotto l'uso giornaliero di appena 1,5 minuti.

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Fonte della notizia: Procure generali degli Stati USA (Kentucky, New York, California) & NPR / AP News (Visualizza fonte originale ↗)

Una vasta coalizione bipartisan di 14 procuratori generali negli Stati Uniti — tra cui California, New York, Kentucky, Illinois, Washington, New Jersey, Oregon, Louisiana, Massachusetts, Mississippi, North Carolina, South Carolina, Vermont e District of Columbia — ha intentato cause coordinate contro TikTok dinanzi alle rispettive corti statali. Guidati dalla procuratrice generale di New York Letitia James e dal procuratore generale della California Rob Bonta, i magistrati accusano la piattaforma di violare le leggi a tutela dei consumatori e di aver deliberatamente ingegnerizzato funzionalità che provocano dipendenza e gravi danni psicologici nei minori.

In concomitanza con i depositi giudiziari, un errore tecnico di oscuramento nella memoria presentata dalla procura del Kentucky ha reso accidentalmente pubbliche comunicazioni riservate e indagini interne di TikTok. L'elemento più scioccante riguarda la soglia di dipendenza quantificata dalla stessa azienda: i ricercatori interni hanno calcolato che per indurre assuefazione algoritmica in un adolescente è sufficiente la visione di circa 260 video. Poiché la durata media di un video è di circa 8 secondi, a un giovane bastano appena 35 minuti di navigazione continua per varcare la soglia del consumo compulsivo.

I documenti declassificati hanno dimostrato l'inconsistenza del tanto pubblicizzato strumento di tutela introdotto da TikTok: il limite giornaliero predefinito di 60 minuti per gli adolescenti. Le statistiche interne hanno attestato che tale avviso ha ridotto l'esposizione allo schermo dei ragazzi di appena 1,5 minuti al giorno (da 108,5 a 107 minuti). Nelle chat interne, i vertici aziendali ammettevano apertamente che la funzione non serviva a frenare l'utilizzo, bensì a placare l'indignazione pubblica e guadagnare credibilità politica senza intaccare i ricavi.

L'impianto accusatorio contesta elementi di design pervasivi come lo scorrimento infinito nel feed «Per te», l'avvio automatico dei video, le notifiche push inviate durante la notte e le lezioni scolastiche, e i meccanismi di ricompensa variabile mutuati dalle slot machine. I procuratori denunciano inoltre gli effetti deleteri dei filtri di bellezza su dismorfismo corporeo e ansia nelle ragazze, evidenziando come i dirigenti di TikTok fossero pienamente consapevoli di questi rischi ma abbiano scelto di non modificare gli algoritmi per tutelare gli indici di permanenza.

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