Il costo dell'attenzione frammentata: servono in media 23 minuti e 15 secondi per riprendere un lavoro interrotto
Gli studi condotti dalla professoressa Gloria Mark (UC Irvine) evidenziano che, dopo essere stati interrotti da una notifica digitale, occorrono in media 23 minuti e 15 secondi per ritrovare la piena concentrazione. Se nel 2004 il tempo dedicato a una schermata era di 150 secondi, oggi è precipitato a soli 47 secondi.
Nel 2004 riuscivamo a restare concentrati su una singola finestra a schermo per circa 150 secondi prima di passare ad altro; oggi questa media si è ridotta a soli 47 secondi. Quanto al tempo necessario per reimmergersi pienamente in un'attività interrotta, la media supera i 23 minuti.
Docente presso il Dipartimento di Informatica dell'Università della California a Irvine, la professoressa Gloria Mark studia i meccanismi dell'attenzione nei lavoratori della conoscenza da circa due decenni. Nelle sue prime indagini sul campo i ricercatori cronometravano i lavoratori dal vivo; negli anni successivi sono stati impiegati sensori biometrici e software di tracciamento continuo. Mark ha condensato le sue scoperte nel volume Attention Span, dato alle stampe nel 2023.
L'evoluzione dei dati fotografa una crisi evidente: nel 2004 il tempo di permanenza ininterrotto su una schermata prima di cambiare contesto era di 150 secondi (2 minuti e mezzo). Nel 2012 era sceso a 75 secondi. Nelle rilevazioni più recenti la media si è attestata su appena 47 secondi. In base alle indagini di Gloria Mark, per tornare all'attività primaria dopo un'interruzione occorrono in media 23 minuti e 15 secondi. Durante questo lasso di tempo la persona non rientra subito nel flusso originale, ma si lascia assorbire da due compiti intermedi, come controllare la posta in arrivo, consultare una scheda di notizie o rispondere a una chat rapida. Questa frammentazione non dipende unicamente da segnali esterni: una percentuale cospicua delle interruzioni parte dall'individuo stesso. Assuefatto alle continue scosse di notifiche esterne, il cervello finisce per auto-interrompersi spontaneamente. Nel 2009 la ricercatrice Sophie Leroy (Università del Minnesota) ha formalizzato il concetto di «residuo di attenzione» (attention residue): quando si passa da un compito all'altro, una parte della mente resta intrappolata nel lavoro precedente. Più denso è questo residuo, più scadenti risultano le prestazioni sul nuovo incarico. Dare un'occhiata a una notifica dura dieci secondi, ma il pensiero non si disconnette all'istante dal messaggio. Quando tornate al vostro documento, gli occhi scorrono il testo ma una parte della vostra mente è ancora concentrata sulla risposta da inviare.
Mentre siete immersi nella redazione di un documento importante, sullo schermo compare l'avviso: «Andrea ha pubblicato una foto». Guardarla richiede dieci secondi. Subito dopo rispondete a un messaggio e leggete un titolo di cronaca. Quando riaprite la relazione sono trascorsi venti minuti, e la parte più faticosa consiste nel ritrovare il filo logico del ragionamento.
Suddividete la vostra giornata professionale in blocchi di concentrazione profonda da 60 a 90 minuti. Consultate messaggi e caselle di posta elettronica a orari stabiliti invece di tenerli costantemente aperti. Prima di sospendere momentaneamente un'attività, appuntate in una singola frase dove vi siete fermati e quale sarà il passo successivo: questo accorgimento neutralizza il residuo di attenzione e facilita la ripresa.
Chi riceve un bombardamento continuo di notifiche lungo l'intera giornata non potrà mai sperimentare una vera immersione intellettuale. Con Limitra App Block, impostate fasce orarie protette durante l'orario di lavoro e bloccate le applicazioni che frammentano il vostro tempo. Spezzate la gabbia dei 47 secondi e riconquistate una produttività profonda e soddisfacente.
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