Parola dell'anno Oxford 2024: «Brain Rot» e l'ascesa del consumo di contenuti digitali vacui
La Oxford University Press ha decretato «brain rot» (cervello decomposto) parola dell'anno 2024. Votata da oltre 37.000 persone, l'espressione riflette la crescente preoccupazione pubblica sul fatto che il consumo compulsivo di contenuti online banali e ultra-veloci stia intorpidendo le facoltà cognitive.
La casa editrice dell'Università di Oxford ha proclamato l'espressione «brain rot» (deperimento cerebrale) parola dell'anno 2024. Questa scelta dà voce alla diffusa preoccupazione per l'impatto dei contenuti digitali degradati e ipnotici sulle capacità riflessive delle persone.
L'annuncio è stato diffuso il 2 dicembre 2024 da Oxford University Press al termine di una consultazione che ha raccolto oltre 37.000 preferenze, integrata con l'analisi filologica dei dati di utilizzo dei linguaggi contemporanei. Tra le altre parole finaliste spiccavano termini come «demure», «dynamic pricing», «lore», «romantasy» e «slop».
Stando alla definizione elaborata dagli studiosi di Oxford, con brain rot si intende «il presunto deterioramento dello stato mentale o intellettuale di un individuo, percepito come la conseguenza di un consumo eccessivo di contenuti futili o poco stimolanti, oggi specialmente online». Il termine viene impiegato anche per qualificare i video e i meme ritenuti responsabili di questo intorpidimento. L'aggettivo «presunto» è fondamentale: il brain rot non rappresenta un disturbo clinico, ma una formula culturale vivida con cui la società stigmatizza la propria stanchezza cognitiva.
Stando ai rilievi di Oxford, la frequenza d'uso del vocabolo è esplosa del 230% tra il 2023 e il 2024, veicolata soprattutto su TikTok dalle generazioni Z e Alpha. Un curioso dettaglio storico: la prima testimonianza documentata della formula risale al 1854, all'interno del celebre saggio Walden di Henry David Thoreau. Il filosofo americano usava quell'immagine per censurare la propensione sociale a preferire le nozioni banali rispetto alle idee complesse ed esigenti.
La trasformazione del termine da gergo giovanile a parola dell'anno testimonia che l'inquietudine non appartiene solo agli esperti: i giovani stessi che fruiscono di questi format si auto-definiscono così con amara ironia, dimostrando un principio di autocritica.
Dopo due ore passate a visualizzare scenette insulse e video spezzettati, un utente fatica a raccontare a parole proprie un fatto accaduto durante la giornata. I concetti sfuggono, i pensieri si accavallano. Sorridendo dice: «Mi è andato in pappa il cervello», ma intuisce che non si tratta affatto di una battuta innocua.
Rimpiazzate una parte del consumo passivo con stimoli profondi: un saggio rigoroso, un documentario strutturato o un'opera di narrativa. Eliminate le scorciatoie delle applicazioni di video brevi dalla schermata iniziale per aggiungere un passaggio consapevole prima dell'apertura. La sera, confidate a chi vi è vicino un'idea interessante appresa durante la giornata.
Dietro l'umorismo del termine «brain rot» si cela un'urgenza cognitiva serissima. Salvaguardare la propria mente richiede barriere deliberate contro la distrazione seriale. Con Limitra, bloccate i flussi vuoti nei momenti prefissati e riconquistate il tempo per imparare, creare e pensare liberamente.
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